giovedì 28 febbraio 2013

Esercitazione
Foto notturne
con flash

 
Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 800_18mm_1/60sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 800_20mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/4.5_ISO 6400_37mm_1/125sec
con flash


Canon EOS 1100D_f/4_ISO 6400_27mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/4_ISO 6400_27mm_1/125sec
con flash


Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash


Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash


Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 6400_18mm_1/125sec
con flash


Diaframma aperto

Esercizio sulla sensibilità ISO

 Canon EOS 1100D_f/4_ISO 6400_ISO 3200_ISO 1600_ISO 800_ISO 400_28mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/4_ISO 6400_ISO 3200_ISO 1600_ISO 800_ISO 400_ISO 400_18mm_1/125sec
con flash




Diaframma chiuso

 Canon EOS 1100D_f/11_ISO 6400_ISO 3200_ISO 1600_ISO 800_ISO 400_28mm_1/125sec
con flash

Canon EOS 1100D_f/11_ISO 6400_ISO 3200_ISO 1600_ISO 800_18mm_1/125sec
con flash


Confronto diaframma aperto/chiuso



Canon EOS 1100D_f/3.5_f/11_ISO 800_18mm_1/60sec
con flash



Canon EOS 1100D_f/3.5_f/11_ISO 800_18mm_1/60sec
con flash


Canon EOS 1100D_f/3.5_f/11_ISO 800_18mm_1/60sec
con flash



Canon EOS 1100D_f/4.5_f/11_ISO 6400_37mm_1/125sec
con flash



 Canon EOS 1100D_f/4_f/11_ISO 6400_27mm_1/125sec
con flash


Esercizio sui tempi di esposizione


Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 3200_18mm_1/125sec_1/60sec_1/30sec_1/15sec_1/8sec_1/4sec_1/2sec
senza flash

Canon EOS 1100D_f/3.5_ISO 3200_18mm_1/125sec_1/60sec_1/30sec_1/15sec_1/8sec_1/4sec_1/2sec_1sec
senza flash



Esercizio con flash/senza flash/cambio tempo di esposizione




Canon EOS 1100D_f/3.5_f/11_ISO 800_18mm_1/125sec
Canon EOS 1100D_f/3.5_f/11_ISO 3200_18mm_1/125sec
Canon EOS 1100D_f/4_f/11_ISO 3200_18mm_1/15sec

mercoledì 20 febbraio 2013

OBBIETTIVI


Gli obiettivi fotografici sono il mezzo attraverso il quale le immagini arrivano ad impressionare la pellicola. L'obiettivo è costituito, oltre che dalle lenti, da una serie di meccanismi di controllo quali il diaframma e il sistema per la messa a fuoco dell'immagine. Gli obiettivi si dividono in base alla loro lunghezza focale, che si esprime in millimetri (mm).
La lunghezza focale è data dalla distanza tra il centro della lente e il suo fuoco principale, che è il punto in cui convergono tutti i raggi della luce, quindi maggiore è la distanza, maggiore è la lunghezza focale.
  


Obiettivo normale 50mm (riferito alla pellicola 35 mm)Chiamato in questo modo perché “vede” l'immagine come l'occhio umano, avendo un angolo di campo di circa 45°. 

  

Obiettivi grandangolari

esempio 35mm, 28mm, 24mm
)
hanno un angolo di campo superiore a 45° e una gran profondità di campo elevata.
Sono ideali per fotografare ampi spazi, creano deformazioni se il soggetto è troppo vicino.
 





Obiettivo 24 mm



Teleobiettivi
esempio 85 mm, 105 mm, 300mm)

hanno un angolo di visione inferiore a 45° e permettono di avvicinare un soggetto molto lontano.
Hanno poca profondità di campo quindi sono utilizzati per mettere in risalto il soggetto, eliminando(sfuocando) i particolari sullo sfondo.




Obiettivo 100 mm











Obiettivo 300 mm

Zoom
è un obiettivo che ha diverse focali ed è quindi molto versatile.
Esistono due sistemi per regolare la focale (zoomata): a pompa (one-touch), dove la zoomata e la messa a fuoco avvengono con un unico movimento, e a doppia ghiera, dove messa a fuoco e zoomata avvengono con due movimenti separati.



Obiettivi macro

sono progettati per ottenere migliori risultati nelle fotografie a distanza ravvicinata.
Per ottenere una buona profondità di campo si utilizzano diaframmi molto chiusi (f16 – f22).

 












Obiettivo 105 macro


Soffietto 
Ottimo strumento per aumentare “l'effetto macro”.
Il soffietto va montato tra il corpo
macchina e l'obiettivo.











Obiettivi decentrabili sono utilizzati soprattutto nelle fotografie architettoniche per correggere il fenomeno delle linee cadenti.






Obiettivi catadiottrici o a specchio hanno dimensioni più contenute rispetto ai supertele.

















Questi obiettivi non hanno la ghiera dei diaframmi e quindi l'esposizione si regola agendo sui tempi di scatto.
Il compromesso per ottenere obiettivi meno costosi è la limitata profondità di campo, in quanto si scatta a diaframma fisso: tutto aperto.
Altra caratteristica importante che distingue un obiettivo, oltre alla qualità delle lenti utilizzate per la costruzione, è la luminosità. La luminosità è la quantità di luce che può entrare attraverso la lente dell'obiettivo (massima apertura disponibile del diaframma).
La maggior luminosità di un obiettivo consente di realizzare buone immagini anche in presenza di poca luce, a parità di pellicola.
Gli obiettivi molto luminosi spesso sono molto costosi.


Obbiettivo normale di 50mm per un apparecchio 35mm. E' composto da sette elementi, cinque convergenti e due divergenti.

Angolo di ripresa. I tre obbiettivi sono di lunghezza focale diversa ma sono usate su macchine di formato diverso. Il rapporto tra lunghezza focale e formato rimane lo stesso; essi hanno quindi lo stesso angolo di ripresa.

















All'interno di un obbiettivo, la rifrazione avviene su molti superfici. Ma se si tracciano le linee parallele dei raggi che entrano nell'obbiettivo e le linee convergenti dei raggi che formano l'immagine a fuoco, queste si incontrano in un immaginario "piano principale dell'immagine" di rifrazione. La lunghezza focale si misura dal punto in cui questo piano incontra
l'asse focale e corrisponde al centro di una lente semplice di pari lunghezza focale.



Tipica sequenza di apertura del diaframma. Molti obbiettivi possono avere aperture superiori a f/2 e più piccole di f/16.
LA MACCHINA FOTOGRAFICA




La macchina fotografica più semplice possibile è costituita da una scatola a tenuta di luce (camera oscura) che presenta su una parete un piccolissimo foro (foro stenopeico) e su quella opposta il materiale sensibile. Si ottiene così una immagine rovesciata del soggetto, con effetto grandangolare o tele a seconda della distanza foro/superficie sensibile e della dimensione del forellino.
Ovviamente con questo tipo di macchina fotografica non è possibile ottenere fotografie di grande levatura tecnica, ma vi troviamo, anche se in modo rudimentale, tutti gli elementi essenziali di ogni macchina fotografica: camera oscura, obiettivo, otturatore, piano della pellicola. L’obiettivo è costituito dal foro mentre da otturatore funge il sistema di intercettazione dei raggi luminosi, sia esso una mano o un coperchietto con cui copriamo e scopriamo il forellino.
Un apparecchio di questo tipo non offre grandi possibilità operative e può interessare solo lo storico o chi si diletta a sperimentare: manca infatti di effettive possibilità di controllo su messa a fuoco ed esposizione, oltre che di tutte quelle regolazioni accessorie che la tecnica moderna ci ha messo a disposizione per nostra comodità.
Esaminiamo ora invece i principali componenti delle moderne macchine fotografiche, il loro principio di funzionamento e la loro funzione, accennando solo incidentalmente qui al sistema ottico.


OTTURATORE A TENDINA



L’otturatore a tendina è costituito, come dice il nome, da una tendina con una fessura che scorre parallelamente alla pellicola e vicinissima a questa, cioè sul piano focale.
Di solito le tendine sono in realtà due che restano accostate fino al momento dello scatto; a quel punto si separano dando origine ad una fessura la cui larghezza è regolata dal tempo di esposizione impostato sulla fotocamera e che scorre nel modo più regolare possibile davanti alla pellicola o all’elemento sensibile, esponendone così ogni parte. Per regolare il tempo di posa certi otturatori agiscono invece sulla velocità di scorrimento della tendina ma, al giorno d’oggi, si trovano quasi sempre combinate le due tecniche.
Questo tipo di otturatore è usato di solito nelle fotocamere reflex ad obiettivi intercambiabili, siano esse a pellicola o digitali, in quanto, trovandosi all’interno del corpo della macchina fotografica consentono una facile sostituzione degli obiettivi.
Le tendine vengono realizzate in tela gommata o in particolari leghe di materiale metallico e possono essere fatte scorrere verticalmente o orizzontalmente. Questa seconda soluzione è quella adottata più di frequente.
Il vantaggio essenziale degli otturatori che si trovano sul piano focale (quelli a tendina appunto) è dovuto alla possibilità di ottenere tempi di esposizione molto più brevi che non con quelli a diaframma: oggi 1/4000 di sec o 1/8000 sono tempi di cui sono dotate oggi moltissime macchine anche amatoriali.
Lo svantaggio principale risiede invece nella sincronizzazione con i lampeggiatori elettronici, ottenibile solo con tempi di solito di 1/125° di secondo o poco più.
Si è tentato di adottare nelle macchine digitali anche otturatori di altro tipo, ad esempio a cristalli liquidi, ma senza successo ed anche le macchine più moderne hanno ancora oggi otturatori di tipo meccanico pur se controllati elettronicamente.


OTTURATORE CENTRALE


Gli otturatori centrali consistono in una serie di lamelle complanari imperniate su due circonferenze concentriche che si muovono una al contrario dell’altra. Scattando una fotografia si toglie il blocco e l’anello più interno ruota provocando lo spostamento delle lamelle verso l’esterno e consentendo alla luce di passare. Una molla provvede poi alla richiusura del sistema. La durata dell’apertura viene comandata da un sistema di molle; si ottengono così di solito tempi di otturazione fìno ad 1/500 di sec. o, in caso di costruzioni meccaniche particolarmente curate fino ad 1/ 1.000 di secondo.
Nei moderni otturatori di questo tipo le lamelle sono tre o cinque. Possono essere sistemate dentro l’obiettivo, tra le lenti o prima di esso,
consentendo in quest’ultimo caso l’intercambiabilità delle ottiche senza un costo eccessivo, dato che basta un otturatore solo per tutti gli obiettivi. Altre pongono l’otturatore tra le lenti ottenendo una maggior economicità del corpo macchina a scapito però del costo degli obiettivi. Dal punto di vista dei risultati i due metodi possono comunque ritenersi equivalenti.

piccolo formato












medio formato




grande formato






FOTOCAMERE

Fotocamere a visione dirette




Una tipica macchina compatta:
A. Pulsante di scatto e di trascinamento pellicola
B. Schermo LCD che mostra lo stato della batteria e degli scatti residui
C. Mirino a visione diretta
D. Finestra della messa a fuoco automatica
E. Esposimetro
F. Flash a scomparsa
G. Controlli dello zoom



Macchine fotografiche professionali con mirino a visione diretta:
A. Una contax 35 mm compatta con telemetro automatico
B. Una leica 35mm con telemetro manuale e alcuni obbiettivi intercambiabili
C. Un modello a cassa rigida 4x5" con mirino incorporato
D. Una macchina a rulli 6x4 cm con autofocus e obbiettivo zoom


Reflex monoculari.Versioni originali del 1920 (A). Le macchine moderne usano pellicole 6x6 cm (B), 6x4.5 (C), 6x7 cm (D), 35 mm SLR (E).



Struttura interna di una reflex monocolare 35 mm SLR:
E. Oculare
P. Pentaprisma
F. Schermo di messa a fuoco
C. Fotocellula per la misurazione automatica dell'esposizione
M. Specchio ribaltabile
S. Otturatore
D. Rullo di tensione delle tendine
W. Rocchetto di trascinamento


Pentaprisma. Un blocco di cristallo opportunamente sagomato riflette la luce sulle sue superfici in modo che l'immagine (ribaltata da destra a sinistra sul vetro smerigliato) si veda dritta nell'oculare.


Sussidi per la messa a fuoco e dati  dell'esposizione come appaiono nel mirino di una SLR con messa a fuoco manuale.

Tipica struttura autofocus in una macchina SLR. Il sistema campiona parte della luce che entra nell'obbiettivo attraverso una porzione trasparente dello specchio pincipale Attraveso il diaframma una coppia di lenti devia il fascio in due punti del sensore. I segmenti posti sul sensore determinano la distanza relativa tra i due punt luminosi e inviano al motore il comando di messa a fuoco dell'obbiettivo. Il sistema funziona con una gamma di obbiettivi intercambiabili.



Principali tipi di maccchine e loro formati. Macchine a grande formato a soffietto, macchine a medio formato SLR a rullo e macchina con mirino a visione diretta.








Elementi indispensabili in una macchina fotografica, indipendentemente del tipo e dal formato. A destra i corrispondenti elementi dell'occhio umano. I muscoli modificano la tensione del cristallino consentendo la giusta messa a fuoco. L'iride varia di diametro come il diaframma della macchina fotografica. La retina corrisponde alla superficie fotosensibile e il nervo ottico comunica le informazioni al cervello. L'interno dell'occhio è pieno d'acqua per mantenere costante la distanza del cristallino dalla retina.